Arigatou gozaimasu ovvero cronache al sapore di gelato verde – Parte 3

La mia cara amica giapponese, dopo essere rientrata dalle vacanze estive in Italia, mi ha chiesto come mai fossimo tutti fissati col lavarci le gambe. Siccome erano stati a Firenze (e in agosto) ho pensato avesse visto le classiche scene in cui la gente si siede mettendo le gambe dentro alle fontane per cercare di trovare un po’ di refrigerio. Allora le spiego che fa caldo e che quindi si cerca freschezza ma lei incalza dicendo che lo facciamo sempre in casa. Mi vengono in mente quindi scene in cui le anziane mettono i piedi dentro al catino ma, visto che sono stati in albergo, non capisco dove possano aver visto certe cose. Le chiedo quindi nuovamente spiegazioni e mi spiega che in tutti i posti in cui sono andati hanno trovato nel bagno il lavandino per le gambe. E’ sposata con un francese, sappiatelo!!

Delicatamente cerco di spiegarle l’uso del bidet. Lei dapprima diventa viola, poi blu e alla fine esclama “Cioè, voi vi toccate….li??”. E’ stata in silenzio per dieci minuti, sotto shock.

Nella loro cultura toccare le parti intime è un tabù. Come fanno quindi?

Dai, non posso non parlare delle tazze del bagno giapponesi supertecnologiche!!

Lo sapete come sono in Giappone? sulla parte destra della tazza hanno una sorta di telecomando dal quale si può scegliere: tipo ti spruzzo (un getto dritto e secco oppure una sorta di pioggerellina inglese), intensità (delicato o tipo estintore), musica (giuro!!), profumo e altre cose che non ho ben capito (il giapponese ancora mi manca).

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Ma la cosa davvero super è la tavoletta riscaldata!

Appena arrivati in albergo, dopo un viaggio lunghissimo, la prima cosa che ho fatto e’ stata andare in bagno. Mi siedo e penso: ” Chi cavolo ha usato il bagno prima che arrivassimo??”. Ecco, tolta questa prima sensazione di panico, credetemi che ci si abitua molto in fretta e dopo qualche giorno la si apprezza non poco.

I water cosi non si trovano solo negli alberghi e nelle case, ma anche nei bagni pubblici o nei ristoranti. Infatti il problema sono i tempi di attesa. Ovviamente essendo così confortevoli, c’e’ che decide di ascoltarsi La traviata per intero mentre cerca di alleggerirsi.

Ovviamente l’ho provata, ci ho solo messo un po’ a capire che lo spruzzo non si ferma da solo ma si deve schiacciare un bottone…

La piccola viaggiatrice e’ stata quella più traumatizzata..ma al ritorno a casa!!

“Mammaaaaa, e’ freddissssssima la tazza!!! Scaldala!!”

E cosi raccontando l’aneddoto alla mi amica giapponese, giustamente controbatte: “Ora hai capito perché a casa nostra abbiamo i copritavoletta di flanella?”.

Sono avanti.

Arigatou gozaimasu ovvero cronache al sapore di gelato verde – Parte 2

[Se vi state chiedendo come mai io stia scrivendo così tanto dico solo questo: ho gli suoceri in visita (mi devo distrarre). Non serve aggiungere altro, giusto?]

Dovete sapere che io ho gli occhi a mandorla. O almeno li avevo prima che cominciassero a crollare. Da piccola, in paese, mi chiamavano la cinesina.

La piccola viaggiatrice ha preso il mio sguardo, almeno così mi dicono. Pure la forchetta.

Sta di fatto che oltre a gli occhi ci dev’esse qualcosa nei geni. Un antenato asiatico? uno scambio in culla? la voglia di pesce crudo durante la gravidanza di mia madre?

Dovete sapere che una delle migliori amiche della piccola viaggiatrice ha la mamma giapponese. Ricordo ancora (con orrore) una volta quando (la piccola viaggiatrice non aveva nemmeno due anni) vennero a casa nostra per una playdate e portarono qualche snack tra cui l’alga secca. Non so se avete presente cos’e’. Immaginatevi un pacchettino grande come quello delle schiacciatine. Riempitelo di sottilissimi fogli di alghe secche. Immaginatevele salate, molto salate, ancora di più. Aggiungetevi anche un po’ di odore caratteristico dell’Adriatico (Venezia sarebbe meglio) ed il gioco è fatto. Ovviamente la bestiola, incuriosita da un cibo nuovo, ha voluto provarla. Ero già pronta con un bicchiere d’acqua e i sali per farla riprendere. E questa cosa dice? Mmmmmmm…buoooniiiiiii. E se li sbaffa tutti.

E cosi da lì è stata tutta una salita ed una scoperta, playdate con sushi, sashimi, dashimaki, mochi, tutto fatto in casa. E lei giù tutto senza nessun timore, con le bacchette pure!!

Potete immaginarvi una persona del genere in Giappone. Un po’ come me nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Per il viaggio transoceanico ho optato per il menu bimbi, tanto per essere sicura che mangiasse qualcosa. La compagnia aerea  poi se ne vanta così tanto (fatto dallo chef caxxi e maxxi, super healthy e con un design che diverte i bimbi) che quasi quasi l’ho fatto solo per vederlo. Per gli adulti, invece, c’era la possibilità’ di scegliere tra il menu europeo e quello giapponese. Entrambi abbiamo optato per il secondo. Durante la traversata, poi, era possibile chiedere degli snack per rompere la fame: tortine, salatini o onigiri.

Arriva il primo pranzo. Per prima viene servita lei.Ovviamente non se ne accorge dato che ormai vive dentro a un cartone animato.  Dopo un po’ lo guarda e resta in silenzio. Arriva il mio. Si gira, lo prende e fa lo scambio. Si riempie la panza di Udon e pesce, e poi entra in un sonno profondissimo. Io invece dopo tutte quelle cose super healthy resto con una fame che mi sarei mangiata la pelle dei sedili. Svengo anch’io, ma per la fame.

E cosi si ripete pergli altri pasti. Aggiungiamoci pure che, dopo aver dormito 5 ore, si sveglia affamata chiedendo urgentemente cibo e che, dalle mani dell’hostess che le porge dolci di tutti i tipi, prende tutta contenta un onigiri. Per colazione. Riso e alga. Ingurgitato in 3 minuti.

Tutto questo per dirvi che durante la vacanza sicuramente il cibo non è stato un problema. Almeno per lei. Per me un pochettino visto che accanto a me ho sempre un tritarifiuti. Lei è una di quelle che quando le dai il sushi toglie il riso, lo mette da parte e si mangia il pesce crudo. Poi tutta gentile  e con gli occhi da cerbiatta asiatica ti dice “Mamma, tieni il riso, è tutto per te! Te l’ho lasciato!”

Ha provato tutto (ma selezionato bene) ed è una delle sue caratteristiche che amo di più. Sarà stato lo svezzamento alla olandese o il fatto che sul cibo non l’abbiamo mai forzata ma abilmente incuriosita, non ne ho idea. Quello di cui son sicura è che ci costa più di viveri che di qualsiasi altra cosa.

 

Continua…….

Arigatou gozaimasu ovvero cronache al sapore di gelato verde – Parte 1

E cosí succede che in una giornata d’estate il prof arriva a casa bello pimpante e mi dice: ah, a Dicembre vado in Giappone per lavoro. Che figata, gli dico, ho sempre sognato di andarci (e finalmente mettere la bandierina nel quinto continente). No vabbe’, vado per lavoro, sai le solite conferenze barbose. Poi io dovro’ lavorare, quindi comunque non potrei stare con voi per tutto il tempo. Piccola viaggiatrice, dico, ti andrebbe di andare in Giappone? Io e te qualche giorno da sole in giro per l’Asia a mangiare sushi e alla ricerca di qualche Geisha. Papà ci raggiungerà e starà con noi dopo. Sarebbe fantastisch mamma, dice lei, che non riesce contenere la cosi tanta gioia che le scappa l’olandese.

E cosí fu.

Dovevo solo trovare il modo di intrattenere una treenne rinchiusa per 10 ore dentro a un aereo. E cosi via alla creativita’ (leggi: thanks God Pinterest exists), perchè cerco ancora di fare la naif che tiene lontani i bimbi dalla tecnologia.

La sua valigetta delle distrazioni conteneva pennarelli mini, fogli da colorare, libri, activity books, lavagnetta ad acqua per disegnare, un minisapientino da viaggio, pipe cleaner (che non ho proprio idea di come si chiamino in italiano,  puliscipipa?? non l’ho mai sentito ma magari mi sbaglio), forbici, timbrini, marionette per dita, un libro del cerca le differenze, giochi nuovi (tascabili e costo massimo 1 euro). In pratica mancavano solo Sbirulino, Tata Lucia e l’esorcista (per le emergenze). Non mi son mai sentita una mamma cosi orgogliosa come in quel momento, mentre lí tutta bella sorridente e con gli occhi lucidi guardavo il kit di sopravvivenza (mia intendo). Già me la vedevo, bella felice e eccitata per tutto quel ben di Dio che la sua meravigliosa madre le aveva preparato.

Arriva il giorno tanto atteso, saliamo in aereo, le dico Abbiamo una sorpresa, guarda dentro alla tua valigetta, ci troverai tante belle cose nuove per il viaggio!

La apre, fa un wooooooooooooooooow lungo come il reno e dice Grazie mamma, grazie papà!!! E’ bellissimo! Il mio ego era giaà alle stelle ancora prima di staccare le ruote dal suole.

Poi alza lo sguardo e tutta illuminata fa: “Mammaaaaaaaa, guarda, cartoniiiiiiiii!!!!”.

La maratona di cartoni più lunga della storia. Li ha visti in tutte le lingue esistenti al mondo. Si è fermata solo per mangiare (che è la sua attività primaria) e per dormire.

Nel frattempo, nel sedile a fianco al mio, avevo un treenne nel corpo di un Prof.

 

Continua……

 

 

L’amica olandese che ti aspetti (ma a cui non ti abitui)

E’ da cosí tanto che non scrivo che ci ho messo un po’ a ricordare la password. Aggiungiamoci pure che ho alle spalle una laurea in informatica, il che rende la rintracciabilita’ della stessa un’impresa davvero ardua. Potrei dire che ci ho messo quattro mesi ma non ci credereste (e fate bene).

Vabbe’ inutile che sto qui a dire per cosa e per come sono momentaneamente scomparsa, alcuni non se ne saranno accorti, altri avranno semplicemente pensato che avessi in serbo un post cosi bello che per scriverlo mi ci sarebbe voluta una quaresima.

Ve l’ho gia’ detto no che qui son tutti belli precisi e programmati, no? Che per vederli anche solo per un caffe’ devi chiedere udienza un semestre prima?

Ecco ho questa amica, olandese purosangue, che non fa eccezione. Nemmeno un po’. Zero.

Cosi succede che la piccola viaggiatrice e il suo figlioletto siano ottimi amici, quindi capita spesso di vedersi e organizzare playdate per lasciarli un po’ sfogare all’aria aperta e prendersi un caffe’.

Ci si diverte, si chiacchiera, e poi arriva quel momento.

Tu sei li che cerchi di convincere una treenne ad andare a casa, che e’ un po’ come convincere una mosca a staccarsi dal miele, diciamo cosi.

Allora sei li con una mano sulla bici, una che stinge il braccio della belva, una gamba che fa leva sul suo stinco, il mento che cerca di tenerle la testa ferma, le gocce di sudore che scendono dal viso, salti sul tuo mezzo pronta a scappare con un folpo che cerca di sgusciare fuori dal seggiolino e dici, alla tua amica olandese, “Ci vediamo!”.

E li il dramma.

Lei comincia: “quando?”

“Beh non so, un giorno della prossima settimana (io manco ricordo che devo fare la sera, figuriamoci dopo sette giorni)”

“Che giorno? A che ora?”

“Ma non so, devo controllare un attimo perche’ a memoria non so. Ti mando un messaggio dopo.”

E lei fa quel sorrisino. E rincalza.

“Io posso Lunedi  2 Novembre dalle 10.13 alle 13.25, Martedi 10 dalle 15.49 alle 17.03, quando Marte e Giove si incontreranno nel segno dei pesci e quando il sole delle 13 sara’ perpendicolare all’albero di pere che ho in giardino. Devi darmi l’appuntamento.”

Nel frattempo ho perso la sensibilita’ ad una gamba e tremo perche’ ho la sensazione di essere stata seduta su un Tesmed per due ore (e invece e’ il folpo che si muove dietro di me).

“Guarda non ho il telefono sottomano, davvero, ti scrivo appena torno”.

“Hahahahhaha, sei forte”

Io.

…….

Ovviamente nel tragitto verso casa ci fermiamo alla fattoria, giochiamo un po’, compriamo la verdura e poi arriviamo. Nemmeno il tempo di scendere dalla bici e gia’ la wifi prende. E quel classico suono di 2000 messaggi di whatsapp in arrivo tuona nelle orecchie.

Ed eccoli, tutti i timetable di disponibilita’. E gli inviti a calendario delle date preferite. Secondo voi mi sono ricordata di accettare o meno gli appuntamenti?

Riassunto delle puntate precedenti

Proprio ieri sera, a cena con un’amica (di cui vi parlerò) sono stata sgridata per non aver postato nulla negli ultimi mese.

E cosa dire se non che ha ragione!!

I motivi sono stati mille, la voglia c’e’ stata sempre ma a volte non avevo l’ispirazione, altre la forza e altre la lucidità (vabbè’ questa si sa che mi manca dalla nascita).

Vi vorrei parlare di stramiliardi di cose ma mi limiterò, al momento, solo a fare un riassunto di avvenimenti degni di nota successi negli ultimi 5 mesi.

– lavoro tanto. Io, che insieme al prof ho deciso di prendermi qualche anno sabbatico dal mio morboso attaccamento al lavoro, per cercare di crescere una piccola viaggiatrice pazza nel migliore dei modi, ecco, io, lavoro. Non riesco a stare ferma. E che lavoro faccio? Quello che ho sempre sognato. Quindi ho abbandonato la piccola creatura a un destino diverso? No, perché io lavoro tanto e lo faccio quando lei e’ a scuola, quando fa il riposino, quando dorme la sera e nel weekend. A lei non tolgo tempo.

–  l’inverno e’ passato, e’ arrivata la primavera e ogni tanto anche l’estate. Abbiamo avuto giorni con 28 gradi e io sono abbronzata a maggio come lo sarei stata in Italia a luglio. Ditemi quel che volete ma qui il sole, a mio avviso, batte davvero forte. E si, sto anche più all’aperto.

– da dicembre a maggio abbiamo già avuto una caterva di vacanze e ponti. Natale, poi una settimana per Carnevale, due settimane a maggio, e poi tante festività’ come la festa del re, il giorno della liberazione (Bevrijdingsdag), e molte altre a venire (Ascensione, Pentecoste,..).

– la piccola viaggiatrice ha iniziato la peuterspeelzaal, che si potrebbe paragonare circa all’asilo da noi (ma qui si fanno molte meno ore). Si inizia a due anni e tre mesi fino ai quattro anni. Lei e’ felice, molto. Adora quella scuola, le maestre e i bimbi. Il primo giorno ha visto il lavandino ed i piatti. Ha chiesto di lavarli ed e’ stato subito amore.

– siamo stati in vacanza nel paese in cui abbiamo lasciato il cuore, ovvero in Portogallo. Abbiamo soggiornato a casa di amici ed e’ stato un po’ come tornare indietro di un paio di anni. Abbiamo festeggiato il mio compleanno in spiaggia, abbiamo cenato fuori, abbiamo girato tanto e soprattutto abbiamo rivisto tutte le persone che ci mancano tanto.

– ho compiuto gli anni, eh si , purtroppo succede anche a me. Ma li porto bene.

– ho conosciuto Lisa, una di voi. Mi aveva contattata tramite il blog, ci siamo viste , frequentate con i bimbi e ieri sera siamo pure uscite a cena e per qualche birra. L’alcool ancora circola ma mi sono davvero divertita molto. E’ una persona fantastica, e con i controcaxxi come piacciono a me. In più anche lei ha un figlio un po’ fuori e quindi non mi sento sola.

– sono andata ad Amsterdam con un’amica, l’hanno scippata e credetemi, il racconto e’ davvero imperdibile e ha dell’incredibile

– ho fatto da testimone all’iscrizione di cittadinanza messicana ad un bimbo. Il mio nome sara’ per sempre nei suoi documenti. Mi dispiace per lui. Pero’ anche li e’ successo qualcosa che merita. Vi farà’ venire gli “ibridi”.

– abbiamo avuto un sacco di amici in visita e , di conseguenza, la dispensa piena.

– siamo andati al mare tantissime volte, e devo dire che qui non e’ per niente male. Io son cresciuta in spiaggia, il mare devo vederlo almeno una volta al mese. Almeno.

– abbiamo conosciuto nuovi amici, fatto un sacco di bbq e tante belle serate in compagnia

– ho fatto da babysitter lastminute al figlio di un’amica visto che la sorellina in arrivo ha deciso di nascere un paio di settimane prima. Perché vi ricordo che noi, expat, qui siamo da soli. E la nostra famiglia sono gli amici. E se ti ricoverano d’urgenza e tuo marito al momento non c’e’, cosa fai? non ci sono mica i nonni, o gli zii, o i fratelli o i cugini a cui lasciare l’altro bimbo. Non c’e’ nessuno. E i mariti fanno da nonni, zii, fratelli e cugini. E i salti mortali.

– sono andata al cinema e mentre guardavo il film sorseggiavo con le mie amiche un bel calice di vino rosso. Qui , al cinema, puoi bere birra, vino e addirittura cenare in un comodo tavolino.

– siamo stati in Belgio, Germania e Francia un sacco di volte. Sono a mezzora di strada.

– siamo stati spesso in piscina con la piccola viaggiatrice. Qui, oltre alla vasca bassa in cui fanno le prime lezioni ai bimbi, c’e’ la classica piscina olimpionica ed attorno 7-8 vasche diverse per i bimbi, ognuna ad altezze diverse (10cm, 15cm, 20cm,..) ognuna con scivolo, fontanelle per giocare e giochini vari. Ci sono gli spogliatoi per famiglie ed i phon sono in corridoio, perché non li usa nessuno. A parte noi. Non si usa nemmeno la cuffia se e’ per questo.

– ho spedito una lettera mettendo al posto del francobollo il timbro di rossetto delle mie labbra, perché’ a San Valentino qui funziona così. La spedizione e’ gratis se lasci l’impronta.

– sono andata in posta per spedire 20 disegni (mezzo chilo) che la piccola viaggiatrice aveva fatto per i nonni. Mi son fatta dare una busta, ho chiesto se i francobolli che avevo già bastavano, mi son fatta dare una penna, ho scritto l’indirizzo, ho chiesto di spedirlo e sono uscita. Senza pagare. Me ne sono accorta tre giorni dopo.

– sono uscita a pranzo, da sola, con il prof. Da bravi olandesi una volta al mese, mentre la pazza e’ a scuola, andiamo a pranzo insieme e ce la raccontiamo senza venire interrotti e senza avete la stanchezza della giornata. Facciamo i fidanzati.

– ho visto il PSV vincere lo scudetto. Ho visto la Juve vincere lo scudetto. Direi che per quest’anno ho fatto tombola.

– ho sentito la piccola viaggiatrice parlare al suo telefono finto ad un’amico, in tre lingue. Incredibile come i bimbi possano creare frasi sensate e fluenti mettendo parole giuste nelle lingue sbagliate

– l’ho sentita anche contare. In italiano salta il sette e dopo l’undici aggiunge l’undici e mezzo. In olandese non sbaglia niente. In inglese conta al contrario. Chiamate l’esorcista.

– la sento anche dire GRANDE con la erre grattata. Non c’e’ verso. La G olandese vince su tutto. Quando la sento così mi sembra una radio quando perde il segnale. Ma ci stiamo lavorando.

– la vedo prendere la giacca, mettersi il cappello, le scarpe e gli occhiali da sole e le sento dire “Vado a prendere l’aereo e a mangiare un gelato coi nonni”

Mi fermo qui o potei continuare per ore. Pero’ vi prometto che molto presto comincerò a spiegarvi tutte le cose qui sopra.

Klaaass en krunotn

Qui è arrivato il freschetto. Ancora no ghiaccia e la neve sembra un miraggio. L’anno scorso non si è mai vista, ma speriamo in questo.

Qui siamo in pieno December Feestdagen, domani apre la pista di pattinaggio sul ghiaccio e, a parte qualche pazzo che gira in maniche corte, tutti sono armati di sciarpe, cappelli e guanti e si fermano nei chioschetti di Oliebollen a scardarsi la pancia.

Ma il protagonista vero, quello di cui parlavo qui, ovvero il fratello di Babbo Natale, se ne è appena tornato in Spagna.

Quest’anno per noi è stato diverso. Ora abbiamo una duenne in pieni terrible two che non solo è cosciente di ogni cosa, ma canta, balla e si esprime (in una lingua tutta sua, ma lo fa).

Abbiamo deciso quindi di fare le cose per bene e seguire alla lettera la tradizione.

– Siamo stati all’ intocht , ovvero a vedere l’arrivo in barca di Sinterklaas e dei suoi fedeli aiutanti zwarte Piet, dopo il loro lungo viaggio dalla Spagna. Li abbiamo attesi e loro di sono avviciti a noi. Sempre bello vedere le reazioni dei bambini. I più piccoli prendono paura, scappano e urlano. I gransi, oramai abituati, si fanno grosse risate. La piccola viaggiatrice li guardava con faccia da premio Oscar, sopracciglia corrugate, ma appena gli hanno allungato i Kruidnoten (che lei chiama Krunoteen) è stato amore a prima vista. Se vi chiedete perchè possono esserci reazioni particolari, vi consiglio di guardare la foto qui sotto. Gli zwante Piet hanno le sembianze, in pratica, di Mastro Lindo dopo un anno di lavori forzati in miniera. Sono dei giullari però, girano per la città e fanno scherzi a grandi e piccini, riempiono tasche e cappucci di dolcetti, saltano e scappano.

– Dall’arrivo di Sinterklaas alla sua partenza, abbiamo messo le scarpe vicino alla porta d’entrata. Quasi ogni sera la piccola viaggiatrice ha messo dentro ai suoi sivaletti da pioggia (perchè mamma sono più grandi e ci stanno più cose!) un disegno per Klaaas (come lo chiama lei) , una carota per Amerigo, il suo cavallo, e ha cantato una canzone. O meglio, l’intento era quello. Però noi abbiamo cresciuto non solo una piccola viaggiatrice, ma anche una divoratrice di qualsiasi cosa commestibile, soprattutto se salutare (ancora non abbiamo capito da chi ha preso, sarà lo svezzamento alla olandese). Quindi il rito della carota, ogni santa sera, si è protratto per ore. Proprio non ce la faceva a lasciare quella carota. C’era quasi eh, ma proprio non voleva mollarla, e eccitata dalla cosa scappava sgranocchiandola tra i denti e ridendo come una pazza. Povero Amerigo, se ne sarà tornato in Spagna con 10 Kg in meno. I coltivatori di carote, invece, con le tasche piene.

Insomma Sinterklaas se n’è andato, tra poco arriva suo fratello e poi sua sorella la befana, perchè noi non ci facciamo mancar niente e cerchiamo di mantenere tutte le tradizioni.

E’ tempo di feste e vacanze e quindi, siccome me ne starò a panza all’aria ad ingurgitare cibo come non ci fosse un domani, vi auguro  buone feste e buone mangiate!!

 

Sinterklaas

Sinterklaas

Zwarte Piet

Zwarte Piet

 

 

 

La città della luce

Ve l’ho mai detto? Mi sa di no! Allora recuperiamo!

Eindhoven è soprannominata la città della luce , questo perchè proprio qui è nata la Philips, presente? Quella delle lampadine, delle musicassette, delle tv, dei rasoi e di molti degli arnesi che probabilmente usate in casa.  Basta camminare per la città e ovunque si trovano statue, nomi di vie, piazze, insomma qualsiasi cosa dedicata agli storici componenti della famiglia Philips: Frederik (padre) e Gerard (figlio) ovvero i fondatori dell’azienda,  Anton (altro figlio) subentrato più avanti in un momento di crisi e Frit, figlio di quest’ultimo.

Insomma la classica azienda famigliare divenuta poi una delle più grandi aziende a livello mondiale.

Ora il cuore della Philips è stato spostato ad Amsterdam ma qui restano delle parti importanti dell’azienda, un bellissimo museo dove consiglio vivamente di portare i bambini (qui come sempre è tutto molto child-friendly) ma anche i grandi (mi sono sentita improvvisamente invecchiata vedendo in un museo ciò che usavo da giovane) , quartieri interi di case che erano a suo tempo di proprietà degli operai e ora ristrutturati e pezzi vecchi delle fabbriche trasformati ora in zone dove fervono design, creatività e arti in genere. In assoluto la parte che amo di più di questa città (e a cui dedicherò un bellissimo post a breve).

Il tema della “luce” qui è sempre molto forte e culmina con l’evento dell’anno: il GLOW, che si è concluso questo weekend.

Le notti della città si illuminano per una settimana. Artisti da tutto il mondo creano installazioni e opere in ogni piazza e via di Eindhoven e l’evento è così famoso che ogni anno vengono ospitate circa 650.000 persone da tutto il mondo. Quindi via, tutti fuori, vecchi e bambini, tutti con il naso all’insù a vedere il grande spettacolo. La cattedrale si trasforma in una grande tela di pietre su cui vengono proiettati giochi di luci fantastici accompagnati da musica e suoni; per la città di scorgono dragoni volanti; appaiono ologrammi 3D e le strade si accendono mentre le si capestano. Insomma un grande spettacolo, con molte cose dedicate ai bambini, come sempre.

Per noi questa è stata la seconda volta e devo dire che quest’anno è stato straordinario come lo scorso. Anche la piccola viaggiatrice ha gradito come al solito. La sua installazione preferita? Un campo al cui centro c’erano 5 pali luminosi, apparentemente innoqui. Ma che, al muovere veloce della testa da sinistra a destra e viceversa, si transormavano in disegni a due dimensioni fluttuanti dell’aria!Sembrava in preda ad anfetamine! Un vero e proprio venerdì sera da sballo.

Non voglio appesantire il post e quindi vi lascio il link alle foto ufficiali a cui ho contribuito anche io.

http://www.gloweindhoven.nl/

Ve ne mostro solo una dal GLOW 2013. La piccola viaggiatrice, appena 1enne, in braccio a papà che guarda i dragoni luminosi che volano sopra la sua testa. L’espressione dei suoi occhi, a quella vista, la ricordo ancora.

 

Glow 2013

Glow 2013