L’acchiappamosche

Sono a cena da amici e sono seduta di fronte a due di loro, olandesi.

Parlano e io li seguo (incredibilmente capendo tutto) finche’ uno dei due cerca di prendere una mosca, apparentemente davanti al suo viso. Lo fa tre volte, scoppia a ridere, e riprende il discorso.

Dopo mezzora, mentre parla, di nuovo cerca di prendere quella benedetta mosca che pero’ io non vedo. Lo fa di nuovo e stavolta osservo attentamente: io mosche proprio non ne vedo! E in quel che riesco a capire del discorso, non si parla ne’ di mosche ne’ di episodi relazionati a questi minuscoli animaletti. Uno dei due sta semplicemente raccontando all’altro cos’ha combinato al sera prima, un episodio davvero divertente visto come si sganasciano.

Prendo quindi coraggio e chiedo: scusa eh ma,  cos’e’ che ti infastidisce? Una mosca, una zanzara, una pulce?? Lui non capisce e io insisto, faccio addirittura il mimo! E lui che fa? ride e me lo rifa’ di nuovo.

Poi mi spiega : e’ un gesto che facciamo per dire “Ma sei matto??”.

E io che pensavo fossimo noi il popolo della gestualità!

 

Buona colazione (a scuola) a tutti!

Ricevo una mail dalla scuola che mi dice:

il giorno 9 Novembre si festeggia la giornata mondiale della colazione a scuola, vi preghiamo di far portare ai vostri figli posate e extra frutta per le attività  legate all’evento.

Giornata nazionale ok. Ma della colazione??

E così scopro che questa festa nazionale c’e’ da ben 14 anni e vi partecipano tutte le 2720 basisschool dei Paesi Bassi. I bimbi fanno tutti colazione insieme a scuola. Un momento giovale e molto sociale, in cui si fa vedere quanti modi diversi di far colazione sana ci sono. Gli vengono mostrati i vari tipi di alimenti, colazioni dolci o salate, e gli fanno sperimentare tante cose diverse a seconda del gusto del bimbo. Ogni scuola lo fa in modalità diversa e a volte ci sono sponsor che provvedono a cibo e bevande.

Il risvolto divertente è che in alcune basisschool viene chiesto ai bambini di andare in pigiama o vestaglia, per avere il feeling di una vera e propria colazione.

E qui mi ricordo l’anno scorso, quando non sapevo nulla dell’esistenza di questa festa e una mattina, andando in giro, mi son chiesta : “ma ‘sti olandesi che non hanno voglia di cambiare i bambini la mattina??”

Nemmeno dirlo, la piccola viaggiatrice si è divertita molto e, come al solito, ha riempito lo stomaco come non mangiasse da 2 anni. Da lei hanno fatto frullati di frutta, joghurt con frutta, hanno spalmato sopra il pane qualsiasi cosa che avesse una consistenza più morbida del legno e soprattutto, hanno condiviso un bel momento tutti insieme.

Da voi fanno qualcosa di simile? Orsù ditemi che gli olandesi non sono gli unici spostati!!

PS: nella stessa mail ho ricevuto anche la data della sua prima gita, con le solite tempistiche olandesi. Sarà tra 6 mesi. Ho già prenotato la mia giornata alla SPA.

Millequattrocentosessanta

Millequattrocentosessanta giorni, ovvero quattro anni di risate, pazzie e viaggi in tre.

La nostra viaggiatrice è diventata grande ed ha raggiunto una delle tappe più importanti della vita olandese. Diciamo come lo ha detto lei: Ik ben four (Io sono quattro, ovvero ho compiuto quattro anni, mescolandoci l’inglese che non fa mai male).

Lascia percio’ la scuola “dei piccoli”, ovvero il peuterspeelzaal e inizia quella dei grandi, la basisschool. Sembra la gara di chi ha più doppie nella stessa parola, è in realtà un grande passo che si compie proprio nel giorno del quarto compleanno. Viene organizzata una festa di compleanno alla scuola dei piccoli (come negli anni precedenti), si salutano maestre e compagni di classe con un rito bellissimo e davvero emozionante. Il bambino si sente importante, con la sua coroncina in testa, e’ il suo giorno e tutti sono li a celebrarlo con lui. E la mattina dopo si inizia la vera scuola. A prescindere dal giorno di nascita. Lei infatti ha iniziato questa settimana, fine ottobre. E ci resterà fino ai 12 anni. Ma come, e uno che compie gli anni in marzo inizia a meta’ anno?e che fa? perde il programma? Mi resta analfabeta? No, perche’ diciamo che il primo anno (primi due in realta’) sono piu’ leggeri e non hanno programmi stretti da rispettare. E’ un anno transitorio in cui il bambino si abitua alla nuova vita da studente e prende confidenza con maestra e compagni. Non c’e’ lo shock del passaggio tra la scuola in cui si gioca e la scuola in cui sei subito in stecca e devi seguire esattamente il programma imparando a scrivere a leggere e a fare i compiti, mentre due mesi prima giocavi con le macchinette o le bambole tutto il giorno.

Da questo post vi spiego come funziona la sua scuola, e apro megaparentesi a punti perche’ l’Olanda e’ un buco ma le differenze tra le città sono abissali e se mi legge una di Amsterdam dice machecaxxhiodicequesta:

  • la sua non e’ una scuola con metodo tradizionale, qui si ha la liberta’ di scegliere il metodo preferito, da Montessoriano a Steineriano a classico a quellochevoletepurchemiofigliosiacontento, e parlo di scuola pubblica quindi non a pagamento. Noi abbiamo fatto quelli diversi.
  • va a una scuola olandese, non internazionale, per scelta nostra e sua legata soprattutto alla sua integrazione nella societa’ olandese, ovvero quella della vita quotidiana
  • ci sono delle linee guide/regole nazionali ma anche a livello della stessa citta’ alcune vengono applicate in modo diverso, è a discrezione della scuola
  • ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente voluto e veritiero

Ora non sto a raccontarvi tutta la pappardella del Che brava mia figlia, alla sua bellissima scuola fanno questo quello e pure quell’altro. Vi scrivero’ solo le cose che mi hanno fatto un po’ strano, in ordine sparso e casuale, alcuni tratti da discorsi e confronti con le amiche e ve le scrivero’ in diversi post.

Ginnastica

Estratto dal discorso di un paio di settimane fa mentre ero fuori con le amiche per qualche drink.

Io: “Ragazze, leggevo ieri dal manuale delle Giovani Montessorotte che fanno ginnastica due volte a settimana. Devo mettere dentro alla sacca una maglietta, dei pantaloncini e delle scarpe che verranno esclusivamente usate per scuola. La sacca deve rimanere a scuola. Sempre. La si porta a casa solo prima delle vacanze. Ma scusate, le lavo ogni due mesi (perche’ qui si fanno vacanze con questa cadenza)???

L: “si esatto, proprio cosi. Guarda solo ogni tanto se le vanno ancora bene o se e’ cresciuta di misura”

C: “Ragazze, la mia fa ginnastica in mutande. Si tengono la maglietta che hanno la mattina e fanno ginnastica in mutande. Deve portare solo le scarpe che deve usare solo in palestra”

B: “Oddio in mutande?? Ma aspetta, ora che ci penso, io al mio non metto niente nella sacca se non le scarpe. Beh ma la fara’ com’è vestito, no?”

B. al figlio: “Scusa P., ma a scuola tu come fai ginnastica, vestito come sei la mattina?”. “No mamma, solo con la maglietta, ma se non ce l’hai allora solo con la pancia!”

Sapevatelo.

Credo che la fissazione di mia mamma sull’avere sempre l’intimo perfetto provenga da qualche suo avo olandese.

Ora vado a preparare la lunchbox, rigorosamente sana e senza cose dolci o zuccherate, che domani la piccola viaggiatrice ha la giornata lunga e ha l’appetito di un camionista.

Adesso sono curiosa: da voi ginnastica come la fanno?

 

 

 

 

Arigatou gozaimasu ovvero cronache al sapore di gelato verde – Parte 3

La mia cara amica giapponese, dopo essere rientrata dalle vacanze estive in Italia, mi ha chiesto come mai fossimo tutti fissati col lavarci le gambe. Siccome erano stati a Firenze (e in agosto) ho pensato avesse visto le classiche scene in cui la gente si siede mettendo le gambe dentro alle fontane per cercare di trovare un po’ di refrigerio. Allora le spiego che fa caldo e che quindi si cerca freschezza ma lei incalza dicendo che lo facciamo sempre in casa. Mi vengono in mente quindi scene in cui le anziane mettono i piedi dentro al catino ma, visto che sono stati in albergo, non capisco dove possano aver visto certe cose. Le chiedo quindi nuovamente spiegazioni e mi spiega che in tutti i posti in cui sono andati hanno trovato nel bagno il lavandino per le gambe. E’ sposata con un francese, sappiatelo!!

Delicatamente cerco di spiegarle l’uso del bidet. Lei dapprima diventa viola, poi blu e alla fine esclama “Cioè, voi vi toccate….li??”. E’ stata in silenzio per dieci minuti, sotto shock.

Nella loro cultura toccare le parti intime è un tabù. Come fanno quindi?

Dai, non posso non parlare delle tazze del bagno giapponesi supertecnologiche!!

Lo sapete come sono in Giappone? sulla parte destra della tazza hanno una sorta di telecomando dal quale si può scegliere: tipo ti spruzzo (un getto dritto e secco oppure una sorta di pioggerellina inglese), intensità (delicato o tipo estintore), musica (giuro!!), profumo e altre cose che non ho ben capito (il giapponese ancora mi manca).

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Ma la cosa davvero super è la tavoletta riscaldata!

Appena arrivati in albergo, dopo un viaggio lunghissimo, la prima cosa che ho fatto e’ stata andare in bagno. Mi siedo e penso: ” Chi cavolo ha usato il bagno prima che arrivassimo??”. Ecco, tolta questa prima sensazione di panico, credetemi che ci si abitua molto in fretta e dopo qualche giorno la si apprezza non poco.

I water cosi non si trovano solo negli alberghi e nelle case, ma anche nei bagni pubblici o nei ristoranti. Infatti il problema sono i tempi di attesa. Ovviamente essendo così confortevoli, c’e’ che decide di ascoltarsi La traviata per intero mentre cerca di alleggerirsi.

Ovviamente l’ho provata, ci ho solo messo un po’ a capire che lo spruzzo non si ferma da solo ma si deve schiacciare un bottone…

La piccola viaggiatrice e’ stata quella più traumatizzata..ma al ritorno a casa!!

“Mammaaaaa, e’ freddissssssima la tazza!!! Scaldala!!”

E cosi raccontando l’aneddoto alla mi amica giapponese, giustamente controbatte: “Ora hai capito perché a casa nostra abbiamo i copritavoletta di flanella?”.

Sono avanti.

Arigatou gozaimasu ovvero cronache al sapore di gelato verde – Parte 2

[Se vi state chiedendo come mai io stia scrivendo così tanto dico solo questo: ho gli suoceri in visita (mi devo distrarre). Non serve aggiungere altro, giusto?]

Dovete sapere che io ho gli occhi a mandorla. O almeno li avevo prima che cominciassero a crollare. Da piccola, in paese, mi chiamavano la cinesina.

La piccola viaggiatrice ha preso il mio sguardo, almeno così mi dicono. Pure la forchetta.

Sta di fatto che oltre a gli occhi ci dev’esse qualcosa nei geni. Un antenato asiatico? uno scambio in culla? la voglia di pesce crudo durante la gravidanza di mia madre?

Dovete sapere che una delle migliori amiche della piccola viaggiatrice ha la mamma giapponese. Ricordo ancora (con orrore) una volta quando (la piccola viaggiatrice non aveva nemmeno due anni) vennero a casa nostra per una playdate e portarono qualche snack tra cui l’alga secca. Non so se avete presente cos’e’. Immaginatevi un pacchettino grande come quello delle schiacciatine. Riempitelo di sottilissimi fogli di alghe secche. Immaginatevele salate, molto salate, ancora di più. Aggiungetevi anche un po’ di odore caratteristico dell’Adriatico (Venezia sarebbe meglio) ed il gioco è fatto. Ovviamente la bestiola, incuriosita da un cibo nuovo, ha voluto provarla. Ero già pronta con un bicchiere d’acqua e i sali per farla riprendere. E questa cosa dice? Mmmmmmm…buoooniiiiiii. E se li sbaffa tutti.

E cosi da lì è stata tutta una salita ed una scoperta, playdate con sushi, sashimi, dashimaki, mochi, tutto fatto in casa. E lei giù tutto senza nessun timore, con le bacchette pure!!

Potete immaginarvi una persona del genere in Giappone. Un po’ come me nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Per il viaggio transoceanico ho optato per il menu bimbi, tanto per essere sicura che mangiasse qualcosa. La compagnia aerea  poi se ne vanta così tanto (fatto dallo chef caxxi e maxxi, super healthy e con un design che diverte i bimbi) che quasi quasi l’ho fatto solo per vederlo. Per gli adulti, invece, c’era la possibilità’ di scegliere tra il menu europeo e quello giapponese. Entrambi abbiamo optato per il secondo. Durante la traversata, poi, era possibile chiedere degli snack per rompere la fame: tortine, salatini o onigiri.

Arriva il primo pranzo. Per prima viene servita lei.Ovviamente non se ne accorge dato che ormai vive dentro a un cartone animato.  Dopo un po’ lo guarda e resta in silenzio. Arriva il mio. Si gira, lo prende e fa lo scambio. Si riempie la panza di Udon e pesce, e poi entra in un sonno profondissimo. Io invece dopo tutte quelle cose super healthy resto con una fame che mi sarei mangiata la pelle dei sedili. Svengo anch’io, ma per la fame.

E cosi si ripete pergli altri pasti. Aggiungiamoci pure che, dopo aver dormito 5 ore, si sveglia affamata chiedendo urgentemente cibo e che, dalle mani dell’hostess che le porge dolci di tutti i tipi, prende tutta contenta un onigiri. Per colazione. Riso e alga. Ingurgitato in 3 minuti.

Tutto questo per dirvi che durante la vacanza sicuramente il cibo non è stato un problema. Almeno per lei. Per me un pochettino visto che accanto a me ho sempre un tritarifiuti. Lei è una di quelle che quando le dai il sushi toglie il riso, lo mette da parte e si mangia il pesce crudo. Poi tutta gentile  e con gli occhi da cerbiatta asiatica ti dice “Mamma, tieni il riso, è tutto per te! Te l’ho lasciato!”

Ha provato tutto (ma selezionato bene) ed è una delle sue caratteristiche che amo di più. Sarà stato lo svezzamento alla olandese o il fatto che sul cibo non l’abbiamo mai forzata ma abilmente incuriosita, non ne ho idea. Quello di cui son sicura è che ci costa più di viveri che di qualsiasi altra cosa.

 

Continua…….

Arigatou gozaimasu ovvero cronache al sapore di gelato verde – Parte 1

E cosí succede che in una giornata d’estate il prof arriva a casa bello pimpante e mi dice: ah, a Dicembre vado in Giappone per lavoro. Che figata, gli dico, ho sempre sognato di andarci (e finalmente mettere la bandierina nel quinto continente). No vabbe’, vado per lavoro, sai le solite conferenze barbose. Poi io dovro’ lavorare, quindi comunque non potrei stare con voi per tutto il tempo. Piccola viaggiatrice, dico, ti andrebbe di andare in Giappone? Io e te qualche giorno da sole in giro per l’Asia a mangiare sushi e alla ricerca di qualche Geisha. Papà ci raggiungerà e starà con noi dopo. Sarebbe fantastisch mamma, dice lei, che non riesce contenere la cosi tanta gioia che le scappa l’olandese.

E cosí fu.

Dovevo solo trovare il modo di intrattenere una treenne rinchiusa per 10 ore dentro a un aereo. E cosi via alla creativita’ (leggi: thanks God Pinterest exists), perchè cerco ancora di fare la naif che tiene lontani i bimbi dalla tecnologia.

La sua valigetta delle distrazioni conteneva pennarelli mini, fogli da colorare, libri, activity books, lavagnetta ad acqua per disegnare, un minisapientino da viaggio, pipe cleaner (che non ho proprio idea di come si chiamino in italiano,  puliscipipa?? non l’ho mai sentito ma magari mi sbaglio), forbici, timbrini, marionette per dita, un libro del cerca le differenze, giochi nuovi (tascabili e costo massimo 1 euro). In pratica mancavano solo Sbirulino, Tata Lucia e l’esorcista (per le emergenze). Non mi son mai sentita una mamma cosi orgogliosa come in quel momento, mentre lí tutta bella sorridente e con gli occhi lucidi guardavo il kit di sopravvivenza (mia intendo). Già me la vedevo, bella felice e eccitata per tutto quel ben di Dio che la sua meravigliosa madre le aveva preparato.

Arriva il giorno tanto atteso, saliamo in aereo, le dico Abbiamo una sorpresa, guarda dentro alla tua valigetta, ci troverai tante belle cose nuove per il viaggio!

La apre, fa un wooooooooooooooooow lungo come il reno e dice Grazie mamma, grazie papà!!! E’ bellissimo! Il mio ego era giaà alle stelle ancora prima di staccare le ruote dal suole.

Poi alza lo sguardo e tutta illuminata fa: “Mammaaaaaaaa, guarda, cartoniiiiiiiii!!!!”.

La maratona di cartoni più lunga della storia. Li ha visti in tutte le lingue esistenti al mondo. Si è fermata solo per mangiare (che è la sua attività primaria) e per dormire.

Nel frattempo, nel sedile a fianco al mio, avevo un treenne nel corpo di un Prof.

 

Continua……

 

 

L’amica olandese che ti aspetti (ma a cui non ti abitui)

E’ da cosí tanto che non scrivo che ci ho messo un po’ a ricordare la password. Aggiungiamoci pure che ho alle spalle una laurea in informatica, il che rende la rintracciabilita’ della stessa un’impresa davvero ardua. Potrei dire che ci ho messo quattro mesi ma non ci credereste (e fate bene).

Vabbe’ inutile che sto qui a dire per cosa e per come sono momentaneamente scomparsa, alcuni non se ne saranno accorti, altri avranno semplicemente pensato che avessi in serbo un post cosi bello che per scriverlo mi ci sarebbe voluta una quaresima.

Ve l’ho gia’ detto no che qui son tutti belli precisi e programmati, no? Che per vederli anche solo per un caffe’ devi chiedere udienza un semestre prima?

Ecco ho questa amica, olandese purosangue, che non fa eccezione. Nemmeno un po’. Zero.

Cosi succede che la piccola viaggiatrice e il suo figlioletto siano ottimi amici, quindi capita spesso di vedersi e organizzare playdate per lasciarli un po’ sfogare all’aria aperta e prendersi un caffe’.

Ci si diverte, si chiacchiera, e poi arriva quel momento.

Tu sei li che cerchi di convincere una treenne ad andare a casa, che e’ un po’ come convincere una mosca a staccarsi dal miele, diciamo cosi.

Allora sei li con una mano sulla bici, una che stinge il braccio della belva, una gamba che fa leva sul suo stinco, il mento che cerca di tenerle la testa ferma, le gocce di sudore che scendono dal viso, salti sul tuo mezzo pronta a scappare con un folpo che cerca di sgusciare fuori dal seggiolino e dici, alla tua amica olandese, “Ci vediamo!”.

E li il dramma.

Lei comincia: “quando?”

“Beh non so, un giorno della prossima settimana (io manco ricordo che devo fare la sera, figuriamoci dopo sette giorni)”

“Che giorno? A che ora?”

“Ma non so, devo controllare un attimo perche’ a memoria non so. Ti mando un messaggio dopo.”

E lei fa quel sorrisino. E rincalza.

“Io posso Lunedi  2 Novembre dalle 10.13 alle 13.25, Martedi 10 dalle 15.49 alle 17.03, quando Marte e Giove si incontreranno nel segno dei pesci e quando il sole delle 13 sara’ perpendicolare all’albero di pere che ho in giardino. Devi darmi l’appuntamento.”

Nel frattempo ho perso la sensibilita’ ad una gamba e tremo perche’ ho la sensazione di essere stata seduta su un Tesmed per due ore (e invece e’ il folpo che si muove dietro di me).

“Guarda non ho il telefono sottomano, davvero, ti scrivo appena torno”.

“Hahahahhaha, sei forte”

Io.

…….

Ovviamente nel tragitto verso casa ci fermiamo alla fattoria, giochiamo un po’, compriamo la verdura e poi arriviamo. Nemmeno il tempo di scendere dalla bici e gia’ la wifi prende. E quel classico suono di 2000 messaggi di whatsapp in arrivo tuona nelle orecchie.

Ed eccoli, tutti i timetable di disponibilita’. E gli inviti a calendario delle date preferite. Secondo voi mi sono ricordata di accettare o meno gli appuntamenti?