I lunedì e i ritorni dalle vacanze

E’ lunedì e, dopo una settimana di vacanza, la piccola viaggiatrice è finalmente tornata a scuola. Nessun viaggio questa volta, ci siamo concessi agli eventi che la città ha offerto e abbiamo passato giornate meravigliose con gli amici (tra cui un high tea delle principesse, non aggiungo altro!).

Avete presente la pubblicita’ della Costa Crociere, quella del trauma post vacanza? LA ragazza e’ dentro alla vasca da bagno e piange pensando a quando invece se ne stava al sole dentro all’idromassaggio.

Ora ripensate di nuovo alla stessa scena. Lei dentro alla vasca. Piange e pensa a quando si stava rilassando al caldo. Avete focalizzato? Ecco, ora fermi li. Immaginatevi che in quel preciso momento…arrivi pure una signora con un pettitino e cominci a spulciarle i capelli.

Ecco, questa sono io il primo giorno dopo le vacanze.

E’ lui, il famigerato e odiato Hoofdluis controlweek, ovvero il periodico controllo dei pidocchi a scuola! Quando uno dice “Pidocchi!” io in mente ho solo due cose: la bidella tracagnotta delle elementari e un odore di aceto atroce! Manco so (sapevo) come fossero sti benedetti pidocchi, me li immaginavo tipo pulci ubriache che passavano da una testa all’altra come si faceva noi di baccaro in baccaro a Venezia. E invece adesso eccomi qui, su Google, che invece delle ricette del Mojito cerco informazioni in modo da essere la mamma più’ preparata dell’universo in caso mi ritrovi questi animaletti in casa. Ahhh come cambiano le cose (disse la novantenne dentro di me).

Se non erro in Italia non si fa più’ il controllo a scuola, giusto?

Qui funziona cosi: ogni primo lunedì del mese o ogni primo lunedì di ritorno dalle vacanze, alcune mamme delle classe volontariamente controllano le teste dei bimbi per essere sicure che non ci sia un rave tra i loro capelli. Che forza ‘ste mamme!

Vedo mamme passare le domeniche a controllare capelli, grattare teste come non ci fosse un domani, spruzzare gocce di qualsiasi olio essenziale dietro alle orecchie, fare la macuba con in mano una bamboline vudù a forma di pidocchio.

Ah le domeniche che si passavano a guardare Novantesimo minuto con Maffei, quelle si erano domeniche.

 

 

Eindhoven, la piu pazza!

Questo pomeriggio, esattamente alle ore 15.11, e’ iniziato ufficialmente il carnevale. Sì, a quell’ora precisa, è la tradizione e non si sgarra di un secondo.

In Olanda si festeggia solo al sud e in questo periodo le città cambiano pure il nome.  Eindhoven,  una delle città più festaiole, diventa LAMPEGAT.

Assomiglia molto al modo in cui si festeggia il carnevale in Italia, solo che qui inizia il venerdì pomeriggio e si festeggia fino a martedì. Scuole e uffici chiusi, tutti a casa da lavoro e rintanati negli enormi tendoni montati in tutte le piazze della città’ in cui si bevono fiumi di birra e si balla musica dance supertrash 24h su 24h. Tutti, e dico TUTTI, si travestono per un settimana ed e’ impossibile trovare qualcuno con abiti normali. Se ce ne sono, sono sicuramente turisti. Anziani, bambini, commessi, stradini, perfino i pali della luce!

Le scuole in realtà restano chiuse una settimana e l’intera Olanda si trasferisce ai tropici, ma i bambini lo festeggiano per tutta la settimana precedente.

Nella scuola delle piccola viaggiatrice ogni anno vengono scelti il principe e la principessa del Carnevale. Il loro compito è quello di decidere come si devono vestire tutti i bimbi della scuola (che ricordo qui compre la fascia d’età 4-12) nella settimana precedente al Carnevale.

I due simpaticoni, quest’anno, hanno scelto il seguente programma:

  • lunedi: tutti in pigiama
  • martedi: tutti vestiti completamente di rosso
  • mercoledi: tutti devono portare l’orsacchiotto con cui dormono
  • giovedi: tutti con occhiali da sole o occhiali divertenti
  • venerdi: parata di carnevale a scuola, quindi tutti vestiti in maschera

Le scene nelle strade e a scuola sono state esilaranti come sempre e devo dire che e’ un modo davvero simpatico per far sentire la festa ai bambini.

Domani ci aspetta la sfilata con i carri, e ovviamente la piccola principessa aka piccola viaggiatrice non vede l’ora. E’ un po’ scazzata perché negli ultimi due anni si e’ fatta sempre anche quello di Venezia, ma vabbè dai ci si può accontentare 🙂

Insomma se volete avere un’esperienza diversa dal solito, venite a Lampegat, de gekste! (Lampegat, la più matta!)

 

 

 

Tutti in pigiama!

Oggi nei Paesi Bassi si inaugura la settimana nazionale della lettura.

Ogni angolo della città è invaso da eventi legati alla lettura ai bambini. Spettacoli, letture ad alta voce, giochi e tanto altro. Come sempre, qui non ci si annoia.

Ma la cosa secondo me più’ bella è che oggi in tutte le scuole e’ il Nationale voorleesontbijt, traducibile come il giorno nazionale della lettura a colazione.

I bambini (se vogliono) vanno a scuola in pigiama o in vestaglia, con ciabatte e orsacchiotto e si portano la colazione preferita. Mentre fanno colazione coi compagni, gli vengono letti dei libri. Quest’anno tra i vari titoli c’e’ sicuramente De Kleine Walvis di Benji Davies, se non lo avete letto lo consiglio vivamente. Il titolo in inglese è  The storm whale, mentre in italiano è La balena della tempesta. Qui ha vinto il premio del miglior libro dell’anno, quindi molte delle iniziative sono legate proprio a questo libro.

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Il valore aggiunto di stare in questo paese è che, vivendo la vita quotidiana  in bicicletta e non in macchina, le iniziative si vivono (e vedono!) al 100%.

Provate ad immaginarmi questa mattina:  corro verso scuola nella mia bici, con una cosa tutta morbida sul seggiolino, col cappuccio a forma di coniglietto.  Corro e sono circondata da bimbi con orsacchiotti dentro al cestino della loro bici, che guidano con ciabatte ai piedi e vestaglie che spuntano dalla giacca. Sono sorridenti e non vedono l’ora di arrivare a scuola e mangiare con i loro amici!

C’e’ qualcosa di simile nel paese in cui vivete?

Autunno

Lo so, è inverno, bello pieno visto le temperature glaciali di questa settimana.

Per la prima volta da quando siamo qui, ho trovato le stalattiti sulla bici e la sella ricoperta da uno strato di ghiaccio che, se non so sapete, fa sui jeans lo stesso effetto che fa il velcro con il raso.

Quando sei all’estero e’ inevitabile che ci siano delle cose che ti mancano. Il pandoro a Natale, la pinza e il “pan e vin” alla Befana, la fortaia a San Marco e cosi via. Ovvio, ci si attrezza e spesso queste cose si trovano anche qui (ah la globalizzazione) , ne fai scorta anche quando il panettone lo trovi in negozio ad agosto. Solo che poi ci spalmi il gelato sopra, non il mascarpone.

Cosi, sul finire dell’autunno, me ne sto bella al supermercato e da lontano vedo tante belle cose marrone tra la frutta e la verdura. Mi avvicino e non credo ai miei occhi: castagne!! Qui si trovano difficilmente e quelle degli alberi non sono commestibili. Presa da un attimo di nostalgia prendo un sacchetto misura Container e lo riempio fino all’orlo. Arrivo bella tronfia alla cassa, pago e scappo a casa. E si perché’ quando abbiamo traslocato qui, tra le miliardi di cose che ci siamo portati da Italia e dal Portogallo, io ho estremamente voluto e impachettato a mo’ di souvenir, lei: la pentola per cucinare le castagne! Quella coi buchi, presente?  Il prof. aveva cercato di imboscarla in garage, sperando che io non me ne accorgessi, ma niente, non ce l’ha fatta. Diceva che una cosa fatta praticamente di ghisa, dal peso uguale a quello di un elefante obeso e dalle dimensioni mastodontiche, non era proprio cosi necessaria. Ma lo sapevo che il giorno sarebbe finalmente arrivato. Potevo avere finalmente la mia rivincita, si sarebbe abbassato al mio cospetto e mi avrebbe ringraziata per tutta la vita. Mi stavo già’ pregustando lo scoppiettare della fiamma e quell’odore tipico dell’autunno, delle castagne a rosolare al fuoco.

Voglio fargli una sorpresa quindi arrivo a casa e comincio a rovistare fra mille armadi, scatoloni, cianfrusaglie e finalmente la trovo. La pulisco per bene e comincio a preparare le castagne. Devo muovermi perche’ in un’ora o giu’ per li sarebbe arrivato il mio momento, quello in cui il tuo uomo apre il portone e sente quel profumino di castagne che non sente da anni e pensa “ah, ho sposato una donna fantastica!”.

Lavo, stuscio, faccio i taglietti sulle castagne e arrivo ai fornelli.

E li improvvisamente realizzo : abbiamo il piano cottura in vetro ceramica.

 

 

 

L’acchiappamosche

Sono a cena da amici e sono seduta di fronte a due di loro, olandesi.

Parlano e io li seguo (incredibilmente capendo tutto) finche’ uno dei due cerca di prendere una mosca, apparentemente davanti al suo viso. Lo fa tre volte, scoppia a ridere, e riprende il discorso.

Dopo mezzora, mentre parla, di nuovo cerca di prendere quella benedetta mosca che pero’ io non vedo. Lo fa di nuovo e stavolta osservo attentamente: io mosche proprio non ne vedo! E in quel che riesco a capire del discorso, non si parla ne’ di mosche ne’ di episodi relazionati a questi minuscoli animaletti. Uno dei due sta semplicemente raccontando all’altro cos’ha combinato al sera prima, un episodio davvero divertente visto come si sganasciano.

Prendo quindi coraggio e chiedo: scusa eh ma,  cos’e’ che ti infastidisce? Una mosca, una zanzara, una pulce?? Lui non capisce e io insisto, faccio addirittura il mimo! E lui che fa? ride e me lo rifa’ di nuovo.

Poi mi spiega : e’ un gesto che facciamo per dire “Ma sei matto??”.

E io che pensavo fossimo noi il popolo della gestualità!

 

Buona colazione (a scuola) a tutti!

Ricevo una mail dalla scuola che mi dice:

il giorno 9 Novembre si festeggia la giornata mondiale della colazione a scuola, vi preghiamo di far portare ai vostri figli posate e extra frutta per le attività  legate all’evento.

Giornata nazionale ok. Ma della colazione??

E così scopro che questa festa nazionale c’e’ da ben 14 anni e vi partecipano tutte le 2720 basisschool dei Paesi Bassi. I bimbi fanno tutti colazione insieme a scuola. Un momento giovale e molto sociale, in cui si fa vedere quanti modi diversi di far colazione sana ci sono. Gli vengono mostrati i vari tipi di alimenti, colazioni dolci o salate, e gli fanno sperimentare tante cose diverse a seconda del gusto del bimbo. Ogni scuola lo fa in modalità diversa e a volte ci sono sponsor che provvedono a cibo e bevande.

Il risvolto divertente è che in alcune basisschool viene chiesto ai bambini di andare in pigiama o vestaglia, per avere il feeling di una vera e propria colazione.

E qui mi ricordo l’anno scorso, quando non sapevo nulla dell’esistenza di questa festa e una mattina, andando in giro, mi son chiesta : “ma ‘sti olandesi che non hanno voglia di cambiare i bambini la mattina??”

Nemmeno dirlo, la piccola viaggiatrice si è divertita molto e, come al solito, ha riempito lo stomaco come non mangiasse da 2 anni. Da lei hanno fatto frullati di frutta, joghurt con frutta, hanno spalmato sopra il pane qualsiasi cosa che avesse una consistenza più morbida del legno e soprattutto, hanno condiviso un bel momento tutti insieme.

Da voi fanno qualcosa di simile? Orsù ditemi che gli olandesi non sono gli unici spostati!!

PS: nella stessa mail ho ricevuto anche la data della sua prima gita, con le solite tempistiche olandesi. Sarà tra 6 mesi. Ho già prenotato la mia giornata alla SPA.

Millequattrocentosessanta

Millequattrocentosessanta giorni, ovvero quattro anni di risate, pazzie e viaggi in tre.

La nostra viaggiatrice è diventata grande ed ha raggiunto una delle tappe più importanti della vita olandese. Diciamo come lo ha detto lei: Ik ben four (Io sono quattro, ovvero ho compiuto quattro anni, mescolandoci l’inglese che non fa mai male).

Lascia percio’ la scuola “dei piccoli”, ovvero il peuterspeelzaal e inizia quella dei grandi, la basisschool. Sembra la gara di chi ha più doppie nella stessa parola, è in realtà un grande passo che si compie proprio nel giorno del quarto compleanno. Viene organizzata una festa di compleanno alla scuola dei piccoli (come negli anni precedenti), si salutano maestre e compagni di classe con un rito bellissimo e davvero emozionante. Il bambino si sente importante, con la sua coroncina in testa, e’ il suo giorno e tutti sono li a celebrarlo con lui. E la mattina dopo si inizia la vera scuola. A prescindere dal giorno di nascita. Lei infatti ha iniziato questa settimana, fine ottobre. E ci resterà fino ai 12 anni. Ma come, e uno che compie gli anni in marzo inizia a meta’ anno?e che fa? perde il programma? Mi resta analfabeta? No, perche’ diciamo che il primo anno (primi due in realta’) sono piu’ leggeri e non hanno programmi stretti da rispettare. E’ un anno transitorio in cui il bambino si abitua alla nuova vita da studente e prende confidenza con maestra e compagni. Non c’e’ lo shock del passaggio tra la scuola in cui si gioca e la scuola in cui sei subito in stecca e devi seguire esattamente il programma imparando a scrivere a leggere e a fare i compiti, mentre due mesi prima giocavi con le macchinette o le bambole tutto il giorno.

Da questo post vi spiego come funziona la sua scuola, e apro megaparentesi a punti perche’ l’Olanda e’ un buco ma le differenze tra le città sono abissali e se mi legge una di Amsterdam dice machecaxxhiodicequesta:

  • la sua non e’ una scuola con metodo tradizionale, qui si ha la liberta’ di scegliere il metodo preferito, da Montessoriano a Steineriano a classico a quellochevoletepurchemiofigliosiacontento, e parlo di scuola pubblica quindi non a pagamento. Noi abbiamo fatto quelli diversi.
  • va a una scuola olandese, non internazionale, per scelta nostra e sua legata soprattutto alla sua integrazione nella societa’ olandese, ovvero quella della vita quotidiana
  • ci sono delle linee guide/regole nazionali ma anche a livello della stessa citta’ alcune vengono applicate in modo diverso, è a discrezione della scuola
  • ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente voluto e veritiero

Ora non sto a raccontarvi tutta la pappardella del Che brava mia figlia, alla sua bellissima scuola fanno questo quello e pure quell’altro. Vi scrivero’ solo le cose che mi hanno fatto un po’ strano, in ordine sparso e casuale, alcuni tratti da discorsi e confronti con le amiche e ve le scrivero’ in diversi post.

Ginnastica

Estratto dal discorso di un paio di settimane fa mentre ero fuori con le amiche per qualche drink.

Io: “Ragazze, leggevo ieri dal manuale delle Giovani Montessorotte che fanno ginnastica due volte a settimana. Devo mettere dentro alla sacca una maglietta, dei pantaloncini e delle scarpe che verranno esclusivamente usate per scuola. La sacca deve rimanere a scuola. Sempre. La si porta a casa solo prima delle vacanze. Ma scusate, le lavo ogni due mesi (perche’ qui si fanno vacanze con questa cadenza)???

L: “si esatto, proprio cosi. Guarda solo ogni tanto se le vanno ancora bene o se e’ cresciuta di misura”

C: “Ragazze, la mia fa ginnastica in mutande. Si tengono la maglietta che hanno la mattina e fanno ginnastica in mutande. Deve portare solo le scarpe che deve usare solo in palestra”

B: “Oddio in mutande?? Ma aspetta, ora che ci penso, io al mio non metto niente nella sacca se non le scarpe. Beh ma la fara’ com’è vestito, no?”

B. al figlio: “Scusa P., ma a scuola tu come fai ginnastica, vestito come sei la mattina?”. “No mamma, solo con la maglietta, ma se non ce l’hai allora solo con la pancia!”

Sapevatelo.

Credo che la fissazione di mia mamma sull’avere sempre l’intimo perfetto provenga da qualche suo avo olandese.

Ora vado a preparare la lunchbox, rigorosamente sana e senza cose dolci o zuccherate, che domani la piccola viaggiatrice ha la giornata lunga e ha l’appetito di un camionista.

Adesso sono curiosa: da voi ginnastica come la fanno?