Cara nonna, tu si che ne sapevi

Sono la più piccolina della famiglia e a distanza di un bel pò di anni da mio fratello e mia sorella. Mia madre, a sua volta, era la più piccola di sei. Non parliamo di mi opadre, loro erano in undici e non era tra i più vecchi. Di conseguenza non ho avuto la fortuna, purtroppo, di conoscere tutti i miei nonni visto che “una volta” si viveva anche meno.

Sono sempre stata molto affezionata alla nonnina che mi ha accompagnata per più anni, anche se viveva non proprio vicino a casa.

Ho dei ricordi bellissimi di lei, mentre mi parlava in un dialetto diverso dal mio ma che capivo benissimo. Rido tuttora quando ripenso a quando mi chiedeva se mi piaceva andare in biblioteca e rimaneva davvero sbalordita quando le rispondevo che si, mi piaceva davvero tanto e ci andavo più volte a settimana. Ricordo le sue facce, perchè proprio non capiva perchè andassi a ballare in biblioteca così spesso e nemmeno durante il weekend.

Abitava in un vecchio casolare di campagna, andavamo insieme a dar da mangiare alle “bestie” come le chiamava lei, mucche, conigli, maiali. Mi piaceva andare al bagno perchè era di quelli vecchi, freddi, di pietra e situati nel mezzo delle stalle. La aiutavo addirittura a spennare le galline come era arrivata la loro ora.

Mi piace ricordarla attiva e sorridente.

Quando andavo a trovarla spesso mi diceva di aspettare perchè doveva andare a comprare qualcosa. Prendeva la sua bellissima bici coi freni a bacchetta e compiva quella mossa che mi ha sempre affascinata. Saliva in bicicletta in un modo davvero strano, quel modo che usavano una volta. Metteva il piede sinistro sul pedale sinistro, mani sul manubrio e cominciava a spingere sul terreno con il piede destro, a mo’ di monopattino. Dopo due/tre spinte con un balzo saltava in sella e continuava la corsa con una disinvoltura alla Coppi. Avete presente?

Non ho mai capito perchè salisse così. Lo trovavo scomodo, pericoloso. Ci ho provato qualche volta da piccolina ma l’equilibrio era totalmente diverso da quello a cui ero abituata e tendevo a cadere, o forse ad aver paura.

Ma ho scoperto che mia nonna era una pioniera. Lei si che ne sapeva!

Indovinate come salgono gli olandesi in bici?? Intendo TUTTI gli olandesi. Non solo gli anziani. Donne, uomini, bambini, giovani. Io salgo in bicicletta normalmente. O comunque in un modo che a me è parso sempre normale. Mi siedo, metto il piede destro sul pedale e..indovitate? Pedalo.

Che penseranno vedendomi salire così? “Povera, avrà qualche problema alla gamba sinistra.” “Guarda quella, sarà la prima volta che sale in bici. Non la sa manco usare.” Chissà che sbaccanate si fanno.

A pensarci dopo in effetti il loro metodo è più efficiente e rispecchia esattamente come sono loro. Zero perdite di tempo. In bici poi non parliamone.

Nonna, tu si che ne sapevi. Chissà se anche tu mi guardi con un sorriso mentre cerco di imitarti. Ho deciso, da domani si cambia. E sappilo, la prima volta che cadrò cercando di salire “alla nonna” ti dedicherò tutte le risate delle persone a cui lo racconterò.

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Fiets! – Sez. 1 – La Omafiets, il modello base per essere dutch

Fiets ovvero bicicletta! Mi sono accorta che non ho ancora dedicato un post al mezzo di trasporto olandese per eccellenza, mannaggia! Ma ora recupero eh!

Questa geniale invenzione a due ruote è, come tutti ben sapete, il mezzo di  trasporto più utilizzato dagli olandesi a prescindere dal tempo, dalla temperatura, dai chilometri da percorrere, dall’umore, dal numero di persone che la stanno utilizzando contemporaneamente e dalla quantità di cose che si stanno trasportando.

Siccome ce n’è da dire davvero tanto, dividerò l’agomento in più sezioni e partirò con il parlare del modello classico che si deve avere per sentirsi davvero dutch. E che, vedete un po’, è proprio quello che ho io!

Qui la chiamano Omafiets, cioè bici della nonna, e in effetti ricorda davvero quei vecchi modelli che avevamo anche in Italia. Nera, po’ trasandata con copri parafango di gomma che ti salva da qualsiasi tipo di pozzanghera, “lucchetto” di quelli che hanno la chiavetta piccola piccola e ti bloccano la ruota con una pezzo di ferro (sempre se non ti prendi prima il tetano) e, pezzo più importante, il freno a pedale!!! Tipo le BMX! Che ho scoperto essere una figata pazzesca!

Ovviamente prima bisogna prenderci un po ‘ la mano, tipo calcolare esattamente quando bloccare la pedalata per arrivare in posizione perfetta ad un semaforo. Voglio vedervi altrimenti partire con i pedali esattamente perdendicolari alla strada!

Oppure nelle frenate di emergenza soprattutto nei primi tempi dove, si sa ,l’istinto ti suggerisce di premere quelle bacchette che in questa bici non esistono.

Il grande vantaggio sta nel fatto che avendo in pratica le mani libere da ogni azione di emergenza mentre si guida si può fare qualsiasi cosa. Ma di questa grande dote olandese vi parlerò più avanti, ho degli episodi davvero incredibili!

Tornando alla bici, ogni olandese che si rispetti deve addobbarla con qualsiasi tipo di decorazione. Le donne sono le migliori! Rametti e fiorellini sul manubrio, cestini di ogni sorte e decorati anch’essi, borse porta pacchi di tutte le forme e sembianze, palline colorate sui raggi delle ruote, coprisella fosforescenti. Insomma, qualsiasi cosa che dia colore e anima alla bici, ancor meglio se kitch. Il fatto è che non se ne può fae proprio a meno, si entra in questo vortice meraviglioso e non ne se esce più. Vi prego, se mi vedete girare con la bici Leopardata, premete sull’acceleratore…ops…sul pedale!

Omafiets