Venga, l’accompagno io

Abbiamo iscritto la piccola viaggiatrice alla scuola in cui comincerà ad andare tra due anni, la Basisschool, quella che da noi sarebbe l’elementare. Qui le scuole, soprattutto quelle gettonate, hanno liste d’attesa molto lunghe quindi la scelta è meglio farla il prima possile per non rischiare di non trovare posto.

Non l’abbiamo iscritta all’internazionale ma alla scuola olandese visto che la nostra permanenza qui sarà a lunghissimissimo termine e vogliamo che si integri al meglio con gli autoctoni. In fin dei conti lei in Italia ha passato solo tre mesi.

Prima dell’iscrizione abbiamo dovuto partecipare ad una serata esplicativa interamente in olandese e ad una visita il mattino seguente alla scuola, in cui ci è stato mostrato quello che i bimbi fanno e come si svolgono le lezioni.

A quest’ultima abbiamo avuto un accompagnatore che ci ha illustrato brillantemente ogni cosa.

A. “Preferite che vi parli in olandese o in inglese?”

Noi. “Inglese va’ (che le due ore di ieri sera ci han fatto venire un mal di testa che manco dopo il parto m’è venuto)”

A. “Qui si fa lezione, lì c’è questo, quella è la palestra…. [Lunghissima e dettagliatissima descrizione che vi risparmio]. Scusatemi per il mio inglese, so che non è dei migliori.”

Noi: “No ma figurati, è perfetto [perfetto era a dir poco, veloce, pulito e con una perfetta pronuncia da fare invidia alla regina Elisabetta]. Tanto che credevo fossi straniero.”

A. “No, sono olandese come i miei. E’ che ho uno zio americano quindi ho sempre voluto impararlo bene, sennò in che lingua gli parlo?”

Noi. “Beh hai ragione, sei bravo. Dove lo hai perfezionato così bene?”

A. Qui a scuola, ogni tanto faccio qualche lezione come attività extra nel pomeriggio.

Stef, 7 anni. Il nostro accompagnatore.

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